Quarant’anni fa circa, in alcuni corsi della ABERJE si trattava della grammatura della carta. Oggi, ad essere in gioco è il nostro ruolo nella “drammatura” del mondo. La formazione di un buon professionista che conosce i suoi metodi, le sue tecniche, è stato un grande esito da parte nostra. Non ci sono mai stati professionisti di così alta qualità, né tanto progresso tecnico. Ma il tempo presente ci ha portato questioni etiche che non possiamo ignorare e che ci interpellano in quanto esseri umani. Nel dramma dei nostri giorni, che ruolo noi, comunicatori, assumeremo visto che siamo professionali capaci allo stesso tempo in cui siamo semplici esseri umani, di fronte alle grandi sfide sociali, economiche e ambientali, che sono la miseria e il riscaldamento globale?
Da pochi decenni, viviamo la paura della guerra nucleare. Il nostro pianeta potrebbe finire, se un semplice pulsante fosse premuto. Ma questo non è successo: nessuno ha premuto il punsante fatale. Oggi, viviamo alla vigilia dell’effetto serra. Se non verranno presi provvedimenti urgenti, perderemo le nostre spiagge, alcune delle nostre più belle città, alcuni paesi, l’Amazzonia, molto della vita come la conosciamo oggi. La guerra nucleare, per succedere, aveva bisogno di qualcuno che azionasse il pulsante. Il riscaldamento globale, per provocare una catastrofe, ha bisogno del contrario: che non si faccia nulla. Per questo, se vogliamo salvarci, dobbiamo agire, e subito. Il XXI secolo inizia con questa minaccia terribile di devastazione planetaria, esigendo da noi una posizione fortemente attiva, un enorme cambiamento di atteggiamenti nei valori e nelle azioni.
Viviamo in un paese ingiusto, in mezzo a molti paesi ingiusti e carichi di sofferenze. Il Brasile ha grandi capacità, poco utilizzate, a cominciare da quella umana. Noi comunicatori, siamo usciti dalla celebrazione passiva delle nostre ricchezze naturali, e abbiamo cominciato a valorizzare il paese a mostro modo. Le foreste inesplorate sono diventate fornitrici di biodiversità. La ricchezza naturale più preziosa non è mai quella che si esaurisce, ma quella che si rinnova. Tuttavia, l’ingiustizia sociale sta diventanto insopportabile tanto qui quanto in Africa, in Asia e nei paesi più sviluppati. La paura dell’altro cresce. La sensazione è quella di insicurezza. Non esiste sicurezza pubblica, ma insicurezza pubblica. Siamo sul filo di una guerra di tutti contro tutti. Ci nascondiamo in uno spazio privato. Ma nessuna civilizzazione sopravvive nascondendosi.
Queste due sfide, la sopravvivenza del pianeta e quella della nostra società, la salvezza della natura e del mondo umano, sono cruciali. Sono i temi principali di cui discutere. Como faremo noi il nostro lavoro, se non comunicheremo l’essenziale, se taceremo di fronte a queste minacce? Dobbiamo parlarne, rinforzare una coscienza nuova, che conduca ad azioni che modifichino la nostra realtà.
Non si è mai avuto un conflitto tanto chiaro, tanto limpido, tra le nostre capacità – professionali, intellettuali, forse anche emozionali – e il mondo che stiamo producendo: sporco, ingiusto, forse anche in agonia.
I comunicatori non hanno mai avuto tanta responsabilità di fronte a sé stessi.
In passato, siamo stati interrogati. Non staremmo solo dando delle belle scatole a prodotti di cattiva qualità? Vendendo politici come salvatori della patria? Questa è stata ed è una questione etica importante. La comunicazione, anche quella delle organizzazioni, non può servire da contorno per la menzogna, la manipolazione, la falsità.
Ma è necessario andare oltre. Non basta non fare ciò che è sbagliato. Abbiamo bisogno di fare ciò che è giusto, anche non sapendo ancora, con sicurezza, quello che è giusto. Il nostro tempo conosce differenti etiche, opzioni di vita e valori. Dobbiamo rispettare questa diversità. Ma, anche nella differenza, dobbiamo costruire qualcosa in comune: una società giusta, un pianeta che si sostenga. Questi valori di base possono insegnarci, già, almeno ciò che è sbagliato, quello che dobbiamo evitare.
Valori importanti fanno parte della missione della ABERJE, del nostro centro come comunicatori di imprese o istituzioni. La preoccupazione etica si mette in rilievo. Salvare il mondo non è più una figura retorica, ma è divenuta una questione di rilievo. La scienza ha provato che il riscadamento globale ci condurrà alla catastrofe. Questo esige un compromesso forte con la verità. Esistono contenuti importanti da comunicare, per generare una coscienza circa quanto sia importante fare.
L’innovazione è una caratteristica che rende gli ultimi due secoli i più pulsanti della storia. Si è ricercata la novità, la trasformazione, l’invenzione, la scoperta. La scienza è progredita come mai prima. La medicina di oggi non si può nemmeno confrontare a qulla di duecento anni fa. Il progresso scientifico può aiutare i nostri ideali, la nostra utopia, rendendola reale.
L’umanismo è una delle mete più belle che l’essere umano ha creato. Il Rinascimento ci ha portato la convinzione che le azioni delle persone devono beneficiare, non un gruppo di individui, una classe o una nazione, ma l’umanità. Questo valore si espande ai nostri giorni. L’umanità è differenziata, esige pluralismo. Conviviamo con le differenze meglio di qualsiasi cultura passata. Questa è una grande conquista, inedita nella storia del mondo.
Possiamo divergere aspramente nella politica e nei valori, ma non uccidiamo chi discorda da noi. Non si impicca l’oppositore del governo, non si brucia la donna libera. Questo è il nostro maggior risultato in termini di civilizzazione. Ma esso viene insieme al carattere predatore del nostro tempo. Come sarà possibile preservare questa enorme vittoria, che è la libertà di pgnuno di essere ciò che è, di seguire ognuno i propri credo, senza dissolvere i legami sociali in milioni di desideri antagonistici, in una ricerca sfrenata di sempre qualcosa di più, cosa che finisce con l’esaurire la nostra anima? Crediamo sia possibile montare un mondo nuovo, un mondo in cui predomini il sentimento di responsabilità storica. Possiamo unire la tecnica e l’etica all’estetica. Questo è il progetto: costruire una società più colta, solidale e sostenibile.
Crediamo che questo progetto valga la pena di essere portato avanti. E per questo invitiamo i nostri associati ad unirsi ad esso.
Visione
Se il punto di riferimento nella produzione e nella disseminazione della conoscenza e delle pratiche di Comunicazione e Relazionamento, ispirando le organizzazioni nelle loro strategie di gestione.
Missione
Articolare la Comunicazione delle organizzazioni per mezzo di iniziative in Educazione, Gestione della Conoscenza, Riconoscimento e Relazionamento, producendo e condividendo il sapere, disseminando le migliori pratiche e rinforzando il ruolo strategico del comunicatore.
Valori della ABERJE
ETICA.
L’Etica è all’ordine del giorno. Negli ultimi anni, è aumentata la richiesta di decenza e rispetto. La ABERJE crede che una società in cui pochi sfruttino dei diritti non sia etica, né abbia bisogno di una vera etica. Ma, quando la società diviene complessa, con un numero crescente di persone che esigono i loro diritti, condotte etiche divengono sempre più necessarie. Ad ogni modo, una società complessa rende anche difficile essere etico, visto che smette di avere comandamenti pronti a cui obbedire. Abbiamo più domande che risposte, e ogni risposta genera nuove domande.
Per questo, la nostra etica è più esigente e contraddittoria che quella del passato: diviene l’arena del conflitto, della discussione sulle scelte da fare. Amore versus sesso, proprietà versus lavoro, conservazione versus progresso: questi sono alcuni degli intensi dibattiti, che non possono essere ignorati, e su cui non si può prendere una posizione unilaterale.
Ética è relazione. Esiste etica solo quando ci troviamo in rapporto con gli altri. Che pubblico noi, comunicatori, abbiamo o ci auguriamo? I governi oggi non sono più legittimi che in passato, perché sono eletti; ma sono più fragili, perché le loro promesse non mantenute vengono criticate con maggior rigore. Oltre a ciò, esistono altri poteri fuori dal potere. Le imprese hanno cominciato ad essere pubbliche, assumendo i loro valori. I movimenti sociali si fanno protagonisti della nuova società. È importante che tutti questi poteri vengano alla luce, si facciano pubblici, entrino nel dibattito.
Chi comunica deve sapere a chi sta parlando: a chi è al potere? O a chi ha diritti, ma non potere? Noi, della ABERJE, sappiamo che un’organizzazione impresariale o sociale, ha bisogno di parlare ai dipendenti, perché questi si sentano partecipi di uno stesso progetto; con i clienti perché si considerino valorizzati, e anche per la società come un tutto, alla quale deve presentare i conti. E come se avessimo cerchi concentrici a cui comunicare. E il nostro maggior dovere è collocare contenuto e valori in questa comunicazione. Valori che possono essere etici, politici, estetici.
INNOVAZIONE.
Fin dalle rivoluzioni del XVIII secolo, il mondo vive nel diapason della novità. Il nostro tempo ha accentuato questa caratteristica. La novità – l’innovazione – ha cominciato ad essere un criterio di qualità. Ma non tutte le novità sono giuste o buone e si corre il rischio dell’effimero, del superficiale, della moda predatrice.
Questo desiderio di nuovo ha due lati: primo, una fretta che alle volte ci sconcerta e ci lascia senza fiato; secondo, una sensazione imprecisa di non poter continuare nel modo in cui va il mondo. Abbiamo voglia di cambiamenti. Come aggiustare le cose, fare in modo che tutti entrino in un mondo, che sia la casa comune di tutti gli esseri umani – e anche della natura?
Le innovazioni possono distruggere questo spazio collettivo, ma da esse aspettiamo anche la salvezza. L’innovazione produce guadagni, ma questi dove vanno? Il comunicatore può aiutare l’invenzione, preziosa, a diventare cultura, a diffondersi per la società, a cambiare cose e teste.
Noi, comunicatori di organizzazioni, non possiamo solo incorporare le innovazioni: abbiamo bisogno di avere la virtù del principe di Macchiavelli, in modo che l’innovazione porti inclusione, migliori il mondo, lo renda sostenibile in termini economici, sociali e ambientali.
PLURALITÀ
Le persone sono differenti e questo deve essere rispettato. Ma, oltre a quello che siamo, esistono anche i valori in cui crediamo. Esiste il nostro essere ed i nostri valori.
In nessuna società prima della nostra hanno convissuto, in relativa pace, tanti valori differenti e anche antagonici. Le comunità del passato esigevano un accordo assai grande sulle credenze: la stessa religione, costumi uguali, eventualmente cibi e vestiti proibiti o permessi. Invece nelle società moderne, convive chi crede in Dio e chi non ci crede, chi è contro l’aborto e chi lo permette, l’omosessuale e chi lo disapprova. È un’enorme impresa storica riuscire a far sì che le persone convivano con altre, il cui comportamento o convinzioni detestano o condannano. Questo non è facile. Siamo riusciti a far sì che le division i sociali, in termini di valori, non portino alla guerra, ma alla libertà di espressione, di scelta a tutti i livelli, dall’elettorale fino a quello del consumo.
E anche così la sfida è andare oltre. Non basta dire che ammettiamo la diversità; abbiamo bisogno che essa ci arricchisca. Apprendere dalla differenza rappresenta una difficile sfida.
Esiste una qualche distinzione tra il comunicatore e le altre persone nella società? Assumiamo come nostra professione un tratto comune a tutti gli esseri umani, quello di comunicare. Per questo, non siamo professionisti solo in senso tecnico, ossia persone che guadagnano per fare ciò che gli altri fanno spontaneamente. La nostra professione è professare fede nella comunicazione, ossia nella credenza che vale la pena vivere in società, vale la pena parlare e ascoltare – che la prosa vale la pena.
UMANISMO.
L’umanità è o deve essere la beneficiaria delle nostre azioni. Questo vuole dire che, al di là degli affari, delle imprese e delle organizzazioni, pulsa una meta disinteressata, che è il bene dell’umanità. Ma è anche una meta interessata, perché l’umanismo è quello che ci insegna che il guadagno a breve termine può anche essere nefasto e lungo o anche a medio termine. La difesa dell’ambiente è quello che ci mostra tutto ciò meglio. L’avidità può distruggere il pianeta. Il guadagno a breve termine può distruggere tutto quello che abbiamo di più prezioso. Una causa come la preoccupazione per l’ecologia va al di là dell’umano. Significa questo che gli animali e la stessa natura hanno dei diritti? Questi non gli sono mai stati riconosciuti, perché non sono razionali e non possono assumersi dei doveri, né firmare contratti. Ma oggi se ne sta discutendo. Preserviamo la natura solo per noi o anche per lei? Staremmo, pertanto, andando al di là dell’umanismo, nella difesa di valori globali, metaumani? La nostra meta sarà metaumana?
Direzione
Paulo Nassar – Prof. Dr. Escola de Comunicações e Artes da Universidade de São Paulo
(ECA-USP)
Consiglio Deliberativo
Rodolfo Witzig Guttilla |
Natura |
Eraldo Carneiro da Silva |
Petrobras |
Claudia de Souza e Camargo Barros |
Diageo Brasil |
Elisa Prado |
Tetra Pak |
Gilberto Galan |
Galan & Associados |
Jean-François Hue |
Accor Brasil |
Jose Eustaquio Oliveira de Souza |
Gerdau Açominas |
Luiz Fernando de Araujo Brandão |
Aracruz Celulose |
Newton Galvao |
GE do Brasil |
Consiglio Consultivo
| Alberto Augusto Perazzo | FIDES, Fundação Instituto de Desenvolvimento Empresarial e Social |
Carlos Vogt |
FAPESP, Fundação de Amparo à Pesquisa do Estado de São Paulo |
Edson Vaz Musa |
Caloi |
Eugenio Bucci |
Radiobrás |
Firmin Antonio |
Accor Brasil |
Horacio Lafer Piva |
Klabin |
Jorge Cajazeira |
Chairman ISO 26000 e Suzano Papel e Celulose |
Jose Eduardo Goncalves |
Rádio Inconfidência |
Jose Guimaraes Monforte |
Instituto Brasileiro de Governança Corporativa, IBGC |
Luiz Henrique Proenca Soares |
Instituto de Pesquisa Econômica e Aplicada, IPEA |
Margarida M. Krohling Kunsch |
Escola de Comunicações e Artes da Universidade de São Paulo |
Maria Alice Paoliello Lindenberg |
Rede Gazeta Espírito Santo |
Pedro Luiz Barreiros Passos |
Natura Cosméticos e Fundação Nacional da Qualidade |
Renato Janine Ribeiro |
Titular Professor da Universidade de São Paulo e Coordenação de Aperfeiçoamento de Pessoal de Nível Superior, CAPES |
Rubens Naves |
Fundação ABRINQ pelos Direitos da Criança e do Adolescente |
Ruy Altenfelder |
Centro das Indústrias do Estado de SP, CIESP |
Sidnei Basile |
Editora Abril |
Wilson Ferreira Junior |
CPFL Energia |
Capitoli Regionali
Amazonas |
Ulisses Tapajos |
Masa da Amazônia |
Bahia |
Claudio Cardoso |
UFBA / Amcham |
Campinas, SP |
Augusto Luis Rodrigues |
CPFL Energia |
City of Sao Paulo |
Marcio Polidoro |
Odebrecht |
Espirito Santo |
Carminha Correa |
Central de Comunicação Corporativa |
Minas Gerais |
Marco Antonio Piquini |
Iveco |
Parana |
Eloi Zanetti |
Eloi Zanetti & Associados |
Rio de Janeiro |
Paulo Henrique Leal Soares |
Companhia Vale do Rio Doce |
Rio Grande do Sul |
Jose Paulo Soares Martins |
Grupo Gerdau |
Santa Catarina |
Rosangela Santos Coelho |
Embraco |
Vale do Paraiba, SP |
Paul Edman de Almeida |
Petrobras |
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